Benessere

Intervista sul blog Sociomamma a Radio Roma Capitale – Parte 2

Di seguito ecco “il seguito” della mia intervista per Radio Roma Capitale.

Mi faceva piacere pubblicarla oggi, in occasione della “Giornata internazionale dei diritti delle donne” per dire quanto lavoro c’è ancora da fare per difendere l’occupazione femminile…

Come fare per conciliare vita lavorativa e familiare? Esistono degli antidoti?
Sicuramente abbiamo bisogno di politiche di genere, serve difendere l’occupazione femminile, basti pensare che in Italia nel 2019 si sono dimesse 37.611 donne, anche a causa dell’impossibilità di armonizzare occupazione e cura dei figli.

Occorrono dei progetti di empowerment femminile che includano la promozione di strumenti di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro a favore delle donne, anche tramite il rafforzamento dei servizi socio -educativi come nidi e di servizi dedicati alle persone non autosufficienti.

Insieme allo smartworking occorre creare uno smart living cioè la riorganizzazione complessiva dei tempi e dei servizi, vanno trovati strumenti e competenze adeguate per ripensare lo smartworking delle donne.

E poi nella vita quotidiana familiare vanno trovati degli aggiustamenti, in ogni famiglia i propri. Durante il lockdown in una live su fb ho raccontato la nostra esperienza familiare: ho dato consigli ai genitori su come affrontare la quarantena con i bambini senza diventare matti.
Pilastri della nostra vita familiare sono la collaborazione, l’organizzazione, la routine, la flessibilità. La collaborazione per me è il pilastro fondamentale, intesa sia tra me e mio marito e sia da parte delle mie piccole donnenel limite del possibile, perché far collaborare i bambini in casa fa bene, aiuta a maturare (sviluppa autodisciplina e fiducia in se stessi) e promuove l’unità familiare, aiuta i figli a sentirsi parte importante della famiglia.

E’ un aspetto importante perché il fenomeno del lavoro da remoto è mondiale, non torneremo più indietro!

Altre richieste di consigli  arrivano dalle donne in stato di gravidanza o che hanno appena partorito al tempo del covid. Vivere la gravidanza, il parto e il post parto con la paura del contagio, in solitudine o comunque lontano dai propri cari senza poter condividere questa fase, che non è sempre così semplice e felice come tanti immaginano, provoca insonnia, stress e purtroppo in alcuni casi depressione.

Si tratta di donne fragili, spaventate, che lo sono ancor di più se in attesa dell’esito del tampone o ancor peggio se sono positive.

Il tasso dei disturbi d’ansia e della depressione post-partum è aumentato molto nei primi mesi del 2020.

Secondo un’indagine condotta dall’Università Federico II di Napoli, oltre i due terzi delle donne gestanti intervistate ha segnalato un incremento dell’ansia.  Molte donne hanno dovuto vivere in solitudine il parto, il ritorno a casa, fatta eccezione per la presenza del compagno.

Lo stato di ansia crescente per una mamma che riposa poco, sola, che magari deve anche riprendere il lavoro in remoto può mandarla in tilt, per questo consiglio loro di non fare le eroine. A queste donne consiglio di chiedere più aiuto al compagno o a una tata, tirarsi il latte in modo che il bambino possa essere nutrito anche dal papà con il biberon e poi nei casi “delicati”, consiglio di intervenire quanto prima, in modo da accelerare la guarigione, rivolgendosi ad uno specialista.

Altre richieste di consigli sono arrivati da tutte quelle mamme, soprattutto nel mese di settembre,  che non sapevano se mandare o meno i propri figli al nido o alla scuola materna perché purtroppo sono luoghi dove le misure di sicurezza adottate, a parte le sanificazioni degli spazi, sono pari a zero. Molte donne hanno preferito tenere i propri bambini a casa con la baby sitter, altre li hanno mandati con il terrore del contagio, altre li hanno ritirati perché all’ennesimo raffreddore del bambino o isolamento fiduciario non sapendo più come organizzarsi hanno preferito rinunciare al posto pubblico.

-Che consiglio senti di dare alle mamme che stanno affrontando momenti difficili con i propri figli in questo periodo particolare? 

Come insegna il modello educativo olandese, che è più uno stile di vita a cui io mi ispiro (sono molto affascinata dalla cultura e  dal sistema di welfare dei paesi del Nord Europa) bisogna fare reframing o ristrutturazione, reinterpretare, cambiare prospettiva di fronte ad un evento negativo, dare una nuova cornice a una situazione complessa…

In questo periodo così complesso ed unico cerchiamo prima di tutto noi genitori di fare lavoro di squadra, di essere un buon esempio per i nostri figli, coinvolgiamoli, invitiamoli a collaborare, facciamoli sentire uniti e utili e quando avremo la possibilità li faremo stare di più con i nonni, con gli amici, li faremo viaggiare… per ora cerchiamo di farli stare il più possibile all’aria aperta, nel verde, nella natura, facciamoli correre, cantare, ballare, stancare!

Se non conoscete il modello educativo olandese vi consiglio di leggere i libri “I bambini più felici del mondo. Il metodo olandese per un’educazione libera e senza ansia” e “Il metodo danese per crescere bambini felici”, da cui possiamo imparare tanto e a cui ho dedicato un articolo sul mio blog.

Felice Festa internazionale dei diritti delle donne

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